Comunicato finale del Sinodo dei Vescovi maroniti


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Bkerki, Sabato 13 giugno 2026

Introduzione

1 – Il Sinodo dei Vescovi della Chiesa maronita si è riunito nella sua sessione ordinaria dal 3 al 13 giugno 2026 presso la sede patriarcale di Bkerké, su convocazione di Sua Beatitudine l’Eminentissimo Cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente, e alla presenza delle Loro Eccellenze i vescovi provenienti dalle diocesi del Libano, dal territorio patriarcale e dai paesi dell’Estensione (della Diaspora), portando nei loro cuori le preoccupazioni, i dolori, le angosce, le speranze e le aspirazioni dei loro figli, mentre la loro Chiesa in Libano e nella regione soffre le conseguenze della guerra distruttiva e della continua emorragia dell’emigrazione.

In una prima fase, dal 3 al 6 giugno 2026, hanno preso parte al ritiro spirituale tenuto da padre Michel Khoury, monaco antonino e assistente generale del suo ordine, sul tema: «La vocazione del vescovo: un percorso di crescita continua con Cristo». Egli ha sviluppato questo percorso parlando del vescovo che si rinnova, per grazia dello Spirito Santo, in una formazione permanente pur rimanendo discepolo di Cristo.

E in un secondo momento, dall’8 al 13 giugno, hanno avviato i lavori sinodali. È stata Sua Beatitudine il Patriarca Raï ad aprire l’assemblea rendendo grazie a Dio per la presenza della Chiesa maronita nel mondo, testimone di Cristo risorto, e presentando poi le questioni all’ordine del giorno del santo sinodo.

I Padri hanno pregato e ascoltato insieme la voce di Dio e ciò che lo Spirito Santo ispira alla loro Chiesa. Hanno ringraziato Dio per la nuova grazia di santità con l’annuncio della beatificazione del patriarca Elias Hoyek, la cui messa di beatificazione si terrà nella sede patriarcale a Dimane il 25 luglio 2026, e la cui festa annuale sarà celebrata il 5 giugno, data della sua ordinazione sacerdotale.  

E, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, hanno affrontato questioni ecclesiali, pastorali, sociali e nazionali, discutendo in uno spirito fraterno e di comunione collegiale attraverso l’ascolto, il dialogo e il discernimento, e poi hanno adottato le misure opportune.

Al termine del sinodo, hanno pubblicato il seguente comunicato:

I-    Le questioni di ordine ecclesiale

A – La sinodalità nella Chiesa maronita 

2 – I Padri hanno ritenuto che la loro Chiesa maronita, in mezzo alle trasformazioni del mondo e alle sue sfide, sia chiamata, oggi più che mai, a camminare, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, in uno spirito di carità, umiltà e coraggio evangelico per rimanere un segno di speranza e una testimonianza vivente della presenza di Cristo nel mondo.

Per questo motivo, hanno deciso di discutere le questioni all’ordine del giorno in uno stile sinodale, come avviene all’interno della Chiesa cattolica universale, affinché lo Spirito Santo guidi il loro pensiero, attraverso il metodo della Conversazione nello Spirito e nelle discussioni delle assemblee generali. Il Signore conceda loro allora la grazia dell’ascolto profondo, della libertà del cuore, della saggezza del discernimento e della fiducia reciproca, affinché il loro ministero si rinnovi al servizio del loro popolo a immagine di Cristo, Buon Pastore.

3 – Nei primi giorni i Padri hanno ascoltato sei interventi che hanno presentato la problematica della «collegialità episcopale e sinodalità – Situazione attuale e prospettive future». Il primo intervento ha presentato le sfide della pratica attuale della collegialità nella Chiesa maronita. Il secondo ha trattato il legame tra collegialità episcopale e sinodalità, in relazione reciproca, e la pratica della collegialità episcopale nella Chiesa maronita, che ha un duplice carattere per via dell’esperienza maronita da un lato, nelle sue radici antiochiane, e dall’altro, nel suo rapporto ecclesiale con la Sede Apostolica di Roma.

Il terzo intervento ha illustrato l’esperienza vissuta da alcuni vescovi maroniti che hanno partecipato alla XVI Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi tenutasi a Roma (2023-2024) e i ricchi frutti che ne hanno tratto e trasmesso alla loro Chiesa. Il quarto intervento ha trattato le sfide della sinodalità, che consistono nel passare dalla sinodalità istituzionale alla sinodalità intesa come spirito, stile di vita e discernimento ecclesiale. Il quinto intervento ha evocato il ruolo dei laici, che sono membri a pieno titolo del Corpo di Cristo e sono quindi corresponsabili nella missione della Chiesa e nella sua testimonianza. La sesta ha ripercorso le aspirazioni di una «Chiesa profetica nel mondo e per il mondo» che considera il mondo, nei suoi aspetti positivi e negativi, lo spazio umano in cui Cristo ha posto la sua dimora: «Si è fatto carne e ha abitato tra noi»; e spetta alla Chiesa evitare di fondersi con il mondo o di separarsene per paura di cadere nelle sue vie tortuose.      

4 – I Padri hanno notato, nel lavoro dei piccoli gruppi e attraverso il metodo del dialogo nello Spirito, che lo stile sinodale ha apportato un contributo positivo alle loro relazioni reciproche, all’ascolto reciproco, alla franchezza e alla fiducia. Hanno ringraziato Dio per il fatto che, insieme a tutti i battezzati che formano il popolo di Dio, costituiscono un unico corpo, di cui Cristo è il capo, e nel quale lo Spirito Santo dispensa i carismi a tutti, secondo la capacità di ciascuno, e li chiama a servire nel carisma che è loro proprio, in armonia e in comunione con gli altri membri.

Per questo hanno convenuto di adottare lo stile sinodale e di diffonderlo nelle loro diocesi, nelle loro istanze ecclesiali e nei movimenti ecclesiali. 

B- Le nuove comunità ecclesiali nella Chiesa maronita

5 – I Padri hanno ascoltato una sintesi della relazione dettagliata presentata nel giugno 2022 dalla commissione episcopale incaricata di studiare la situazione delle nuove comunità all’interno della Chiesa maronita. 

I Padri hanno discusso dello stato di queste comunità e si sono soffermati sulla necessità di accompagnarle. Hanno inoltre affermato l’obbligo di accompagnarne la formazione secondo gli insegnamenti della Chiesa cattolica e raccomandato la nomina di una commissione patriarcale incaricata di applicare le raccomandazioni della relazione del 2022 il più rapidamente possibile.  

C – La riforma liturgica

6- I Padri hanno preso atto dei lavori della Commissione patriarcale per le questioni liturgiche, il cui presidente ha presentato la propria relazione aggiungendo che sono state istituite sottocommissioni specializzate per preparare: i testi dei rituali dei servizi funebri e delle ordinazioni, il messale delle feste cristologiche e di alcuni santi, il libro delle benedizioni, il rito del battesimo e della cresima, il rito del fidanzamento e del matrimonio, secondo i nuovi orientamenti della Santa Sede che insistono sul ritorno al testo originale in siriaco e sul principio dell’evoluzione strutturale stabilito dal Concilio Vaticano II, adottato dal Sinodo Patriarcale maronita; il che significa che si dovrebbe partire dalla tradizione liturgica assicurandone al contempo la logica evoluzione contemporanea. Ha poi sottoposto al voto i testi del libro delle rubriche e del sinassario maronita (calendario delle feste dei santi), promettendo di inviare ai vescovi un esemplare del breviario per l’approvazione.  

D – La formazione sacerdotale

7 – I Padri hanno preso visione delle relazioni dei seminari incaricati di formare i sacerdoti di domani – il Seminario Patriarcale Maronita di Ghazir, il Seminario Sant’Antonio da Padova di Karm Saddé, il Seminario N.D. del Libano di Washington e il Pontificio Collegio Maronita di Roma – nonché della commissione incaricata di garantire la formazione permanente dei nuovi sacerdoti. 

I Padri hanno apprezzato gli sforzi compiuti dai responsabili per la formazione di sacerdoti che testimonino Cristo nel mondo di oggi con la carità e il dono di sé. Hanno poi ascoltato tre interventi:

Il primo testimonia la sinodalità vissuta nel Seminario patriarcale maronita di Ghazir in comunione con i vescovi e la Chiesa locale, all’interno dell’équipe dei formatori, con i seminaristi, nella vita comunitaria come scuola di comunione presbiterale, e nella dimensione missionaria attraverso le diverse attività umanitarie. Ha concluso che l’esperienza sinodale non è un progetto passeggero o un’occasione circostanziale, ma un cammino permanente nell’ascolto, nella comunione e nel discernimento comune.

La seconda ha proposto un progetto di formazione internazionale per i seminaristi maroniti destinati a prestare servizio nelle diocesi della periferia, dove ormai si concentra la maggioranza dei maroniti e dove appare necessario formare sacerdoti in grado di rispondere alle sfide spirituali, culturali e sociali e alle profonde trasformazioni del mondo contemporaneo. E, dopo aver presentato un programma globale e un percorso di attuazione, ha chiesto ai vescovi delle diocesi del Libano e al Seminario Patriarcale maronita di garantire stage di formazione all’estero per i seminaristi.

Il terzo intervento ha trattato la dimensione spirituale nella vita e nel ministero dei sacerdoti, esponendo gli aspetti di debolezza della vita spirituale tra i sacerdoti e le loro cause. Ha presentato alcune proposte per il rinnovamento della vita spirituale. Ha concluso dicendo che i nostri fedeli esigono non solo sacerdoti realizzati, ma sacerdoti pieni di Spirito Santo, che testimonino nella preghiera e siano vicini ai bisognosi.  

E – Le questioni giuridiche e il servizio della Giustizia

8 – I Padri hanno poi ascoltato le relazioni dei Vescovi incaricati del servizio della Giustizia nei tribunali ecclesiastici, i quali hanno riferito di compiere notevoli sforzi per accogliere le coppie, ascoltarle e accompagnarle, prima che presentino le loro cause al tribunale, verso un ultimo tentativo di riconciliazione, e una volta davanti al tribunale, al fine di ridurre le probabili tensioni tenendo conto del bene dei figli e accelerare la pubblicazione delle sentenze e dei verdetti. 

Hanno poi ascoltato un intervento che proponeva una modalità canonica per ridurre il numero di richieste di annullamento dei matrimoni e di accordi amichevoli per evitare contenziosi sugli effetti civili del matrimonio. 

I Padri hanno lodato gli sforzi moltiplicati delle diocesi, del tribunale, dell’ufficio per la pastorale del matrimonio e della famiglia presso il patriarcato, e della Commissione episcopale per la Famiglia e la Vita in Libano, in vista della riconciliazione dei coniugi in conflitto; e ciò, grazie ai centri di ascolto, mediazione e accompagnamento. Hanno chiesto particolare attenzione ai centri di preparazione al matrimonio e all’accompagnamento dei nuovi sposi nelle diocesi.  

F – La Curia patriarcale 

9 – I Padri hanno preso visione delle relazioni degli uffici della Curia patriarcale e delle istituzioni patriarcali e maronite: l’ufficio per l’informazione e la comunicazione digitale, l’ufficio per la pastorale giovanile, l’ufficio per la pastorale del matrimonio e della famiglia, l’ufficio per la pastorale delle donne, l’ufficio per la pastorale delle persone con disabilità, l’ufficio per le relazioni con lo Stato e le ambasciate, nonché l’Istituzione patriarcale per lo sviluppo integrale, l’Istituzione maronita per la diaspora, la Lega maronita.

I Padri hanno apprezzato gli sforzi compiuti dai responsabili di questi uffici e istituzioni – laici, vescovi, sacerdoti consacrati – che costituiscono il nucleo della Chiesa comunione e operano sotto il patrocinio del Patriarca maronita con l’obiettivo di adempiere al servizio loro affidato nei settori umanitario, sociale e nazionale per una testimonianza cristiana ispirata alla dottrina sociale della Chiesa.

II-    Le questioni pastorali e il servizio della carità

10 – I Padri hanno preso visione della relazione della commissione di coordinamento del servizio della carità, che riunisce tutte le associazioni ecclesiali attorno alla Caritas Libano, illustrando il lavoro sul campo. È stato chiesto in che modo il servizio della carità possa diventare un luogo di ascolto reciproco, di dignità, di comunione e di incontro con il Cristo povero. Ha avvertito che il pericolo che il servizio della carità può incontrare risiede nel fatto che diventi una semplice azione tecnica o una distribuzione di aiuti, mentre la sua vocazione è quella di stare accanto ai sofferenti e ai bisognosi del nostro popolo, di ascoltare le loro lamentele e di preservare la loro dignità. Ha poi parlato dell’esperienza positiva della collaborazione tra tutte le istituzioni e le associazioni ecclesiali per stare accanto ai nostri fratelli e sorelle che resistono nei loro villaggi del sud o a coloro che sono sfollati. Ha parlato infine di ciò che le persone chiedono alla Chiesa e di ciò che la Chiesa può offrire in questo ambito.

11 – I Padri hanno discusso della situazione del Libano, diventato dal 2019 un Paese economicamente e socialmente devastato. Negli ultimi anni, la guerra in corso ha causato perdite enormi: migliaia di vittime, tra cui centinaia di bambini e donne, distruzioni sistematiche di proprietà e istituzioni, lo sfollamento di centinaia di migliaia di cittadini; senza contare che, con tutto ciò, hanno perso i loro depositi bancari e ogni forma di sicurezza sociale. La stragrande maggioranza dei libanesi non vuole una guerra senza fine, una guerra per conto di altri a scapito della propria vita e della propria sicurezza. La loro priorità è vivere con dignità e sicurezza nelle loro case, nelle loro scuole, nei loro luoghi di lavoro e nella loro salute, e non nei conflitti armati.

12 – I Padri sono consapevoli della gravità della situazione attuale e del fatto che la maggior parte delle famiglie si trova in condizioni deplorevoli, necessitando di cibo, medicinali e copertura ospedaliera. Ma la maggioranza dei loro figli chiede alla Chiesa di sostenere la loro resistenza e di preservare la loro dignità, dando loro una speranza per il futuro. La Chiesa si sta attivando, nonostante le sue limitate possibilità, per riunire le risorse umane e le associazioni sociali al fine di raddoppiare gli sforzi al servizio dell’uomo e offrire il più possibile per garantire uno spazio di sicurezza spirituale, sociale e umana.

Per questo motivo i Padri invitano tutte le diocesi e le istituzioni ecclesiali, in primo luogo la Caritas Libano, a intensificare gli sforzi per garantire al loro popolo il necessario per una vita dignitosa. Chiedono inoltre ai loro figli della diaspora di continuare a sostenere le loro famiglie in Libano, in Siria e in tutti i paesi del Medio Oriente, e di promuovere opportunità di investimento per frenare l’emigrazione dei giovani e sostenere la loro resistenza.

13 – I Padri esortano lo Stato e le sue istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità educative, sociali e sanitarie nei confronti dei cittadini, garantendo la sicurezza sociale e pagando le somme dovute alle istituzioni di servizio sociale, quali le scuole gratuite, gli ospedali, gli asili, le case di riposo e altre. Chiedono inoltre ai responsabili delle finanze pubbliche di agire rapidamente per la ristrutturazione delle banche e del deficit di bilancio, la riforma del settore bancario e la restituzione totale dei depositi bancari. L’economia potrà così ripartire e il Libano potrà risollevarsi.   

III – La questione nazionale

14 – I Padri hanno ascoltato due interventi sul tema «La visione della Chiesa maronita per la costruzione dello Stato».

Il primo ha esposto i principi stabiliti dal Beato Patriarca Elias Hoyek per la costruzione dello Stato del Grande Libano, aggiungendo che parlare del Patriarca Hoyek significa parlare dell’identità del Libano – Entità, Stato e Messaggio – dell’epoca fondatrice di un pensiero politico maronita unificatore e della visione nazionale del Patriarcato maronita. La seconda ha illustrato le aspirazioni della Chiesa maronita nelle circostanze attuali, aggiungendo che esiste un solido (stretto) legame tra la Chiesa maronita – e più precisamente i suoi patriarchi – e il Libano-entità in Libano; e che oggi vi è un’occasione propizia per recuperare il ruolo dello Stato e quello della Chiesa alla luce delle grandi trasformazioni interne e nelle relazioni con la Santa Sede. È necessario che la Chiesa prenda l’iniziativa di proporre una visione globale a partire dal Sinodo Patriarcale maronita.

Dopo un lungo dibattito alla luce dell’attuale situazione in Libano e nella regione, e in un momento in cui il Libano sembra minacciato nella sua identità, nella sua entità e nel suo messaggio, i Padri hanno affermato quanto segue:

15 – I Padri confermano i principi stabiliti dal Beato Patriarca Elias Hoyek per la costruzione dello Stato del Grande Libano: 1 – Il recupero dei confini del Libano storico (l’entità giuridica dello Stato). 2 – La sovranità nazionale (lo Stato neutrale). 3 – Il pluralismo e la convivenza (lo Stato nazionale consensuale). 4 – Il regime parlamentare (lo Stato moderno). 5 – L’amore per la patria (lo Stato civile e di diritto).

16 – I Padri ribadiscono che l’entità libanese è un’entità definitiva per tutti i libanesi, che si fonda non sulla logica del vincitore-vinto, ma sulla collaborazione effettiva e sulla convivenza in uno Stato libero, sovrano e giusto. Riaffermano inoltre che il Libano è uno, terra e popolo dall’estremo sud all’estremo nord, e che tutti i libanesi sono un’unica famiglia nella ricchezza del suo pluralismo e della sua diversità, e formano un’unica comunità composta da diverse comunità unite da un’unica lingua, quella della speranza, secondo le parole di Sua Santità Papa Leone XIV.

17 – I Padri invitano tutti i libanesi a un’unione nazionale attorno allo Stato, in conformità con la Costituzione e il Patto nazionale, e secondo quanto richiesto dalla collaborazione nazionale tra tutte le sue componenti. Sottolineano la necessità di sostenerlo, insieme all’Esercito libanese e alle sole Forze di sicurezza, affinché possa adempiere ai propri doveri, assumersi le proprie responsabilità ed estendere la propria autorità su tutto il territorio nazionale. Li esortano a sostenere lo Stato nei negoziati libano-israeliani che conduce sotto l’egida degli Stati Uniti e con il sostegno arabo e internazionale, al fine di trovare soluzioni che preservino i diritti del Libano e ne proteggano la piena sovranità sul proprio territorio, e di realizzare una pace permanente e globale.

18 – I Padri si rivolgono ai responsabili libanesi dicendo loro, con le parole del Beato Patriarca Elias Hoyek: Voi, monarchi, voi responsabili, voi giudici della terra, voi deputati che vivete a spese del popolo che vi offre spese e onorari concedendovi privilegi e titoli onorifici, siete tutti obbligati, a titolo ufficiale, a proseguire con ardore i vostri sforzi al servizio dell’interesse pubblico. Il vostro tempo non è per voi, il vostro lavoro non è per voi ma per lo Stato e per la Nazione che rappresentate. Siete al vostro posto per il benessere della patria e dei cittadini. Non potete sacrificare i suoi interessi senza ledere il diritto e senza violare gravemente il vostro dovere di fedeltà.      

Conclusione

19 – In conclusione, noi, Padri sinodali, ci rivolgiamo alle nostre figlie e ai nostri figli in Libano, sia nel territorio patriarcale che nella diaspora, dicendovi:

Voi chiedete una Chiesa vicina a voi, che vi ascolti, vi accompagni e condivida le vostre preoccupazioni quotidiane, i vostri dolori e le vostre sofferenze, ma anche le vostre speranze e le vostre aspirazioni.

Chiedete una Chiesa che preservi la vostra dignità e vi sostenga nella vostra resilienza sulla vostra terra, e che sia un segno di speranza in Cristo Gesù nei giorni di angoscia.

Chiedete una Chiesa sinodale che cammini con il suo popolo verso il Regno, sotto la guida dello Spirito Santo, nell’ascolto reciproco, nel dialogo, nel discernimento e nella collaborazione nelle responsabilità della missione nel mondo con un gusto maronita.

Ci chiedete di essere pastori sull’esempio di Cristo, Buon Pastore, testimoniandovi la nostra carità pastorale e servendovi con umiltà, dedizione e donazione di sé.

Guardiamo insieme, come ci ha detto Sua Santità Papa Leone XIV durante la sua visita in Libano, «la piccolezza del germoglio che spunta e cresce anche nel mezzo di una storia dolorosa, le piccole luci che brillano nella notte, i piccoli semi piantati nel giardino arido di quest’epoca». 

Tra questi semi che il Signore Gesù Cristo continua a seminare nella nostra terra santa, abbiamo ricevuto un segno della Provvidenza con l’annuncio della beatificazione del Beato Patriarca Elias Hoyek, che ha sempre creduto che lo Spirito Santo non smetta mai di agire nella Chiesa anche in mezzo alle tempeste, e che oggi ci dice insieme al patriarca Hoyek: Grande Libano, rialzati!

Non abbiate dunque paura, ci dice il nostro Signore Gesù Cristo, io sono con voi fino alla fine dei tempi.

Chiediamo a Dio, per intercessione della Santissima Vergine Maria, Nostra Signora del Libano e nostra protettrice attraverso i secoli, e di tutti i nostri santi, tra cui il Beato Hoyek, di renderci Messaggeri di Speranza, Profeti di Verità e Artigiani di Pace.  

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Raccomandazioni e decisioni

adottate durante il Sinodo del giugno 2026

Raccomandazioni

1. Adottare, attuare e diffondere il metodo sinodale nelle eparchie e negli istituti religiosi, e istituire una commissione sinodale in ogni eparchia e in ogni congregazione religiosa.

Decisioni

  1. Sua Beatitudine il Patriarca nominerà una commissione sinodale incaricata di operare su due assi: